KhrióMagazine / Inspire
08/08/2012
21, Place Vendôme
Vento di rinnovamento nella mecca della moda Parigina; la piazza che più di tutte al mondo rappresenta lo stile, vede riaprire le finestre dell’atelier di Elsa Schiaparelli, riportando all’attenzione del mondo la stupefacente stilista.
Sembrerebbe che il suo talento non sia finito con lei, e, nonostante il passare del tempo, la poliedrica artista ancora abbia qualcosa da dire, che le sue creazioni possano trasmettere ancora innovazione, freschezza e quel made in Italy che ci piacerebbe sempre ricordare al posto di “altro” che non vorremmo ci rappresentasse.
Nata alla fine dell’800 da una aristocratica famiglia decisamente interessante (padre direttore dell’accademia dei Lincei e docente universitario, zio famoso astronomo probabilmente il primo a parlare di marziani, archeologi, paleografi e quant’altro), trasformò la sua vocazione per la recitazione poco consona al suo lignaggio in creazione di poesie, ugualmente poco accettate dalla famiglia, tanto da indurli ad allontanarla.
A Londra conobbe il suo futuro marito dal quale ebbe una figlia e insieme si trasferirono a New York. È li che comincia a frequentare la scena dell’avanguardia dadaista con Man Ray, Baron de Meyer, Alfred Stieglitz e Marcel Duchamp, con i quali sviluppa e incrementa la sua creatività.
Trasferitasi a Parigi trova il modo di mettere in pratica le sue idee, e cominciare la sua folle produzione. Viene considerata l’antagonista di Coco Chanel, ma proprio come lei invece, aveva in mente una donna libera, libera di muoversi e di scegliere cosa indossare, ed è proprio con lei infatti che fa nascere il concetto di prêt-à-porter, ossia non più solo l’abito su misura ma l’abito pronto in varie misure, da poter eseguire e distribuire in serie.
Inventò cose strabilianti: impermeabili da sera, abiti in vetro, mantelle color rosa shocking (colore inventato da lei), abiti con aforismi di Jean Cocteau. Con Salvador Dali il cappello scarpa, e un tailleur con le tasche a cassettino. abiti con coni gelato, circensi, l’abito scheletro, quasi politico nella sua concettualità.
Ma soprattutto gli accessori: cappelli dalla forma che sembrano cervelli umani, aragoste, guanti con le unghie lunghe, i primi accessori in plexiglas. I bottoni ideati da Jean Hugo, a forma di labbra, di caramelle d'orzo, a calamaio, di animali.
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